La luce LED intorno ai 650 nm può favorire la crescita dei capelli? Alcuni studi controllati hanno registrato miglioramenti della densità capillare in persone con alopecia androgenetica. Ma i risultati dipendono dal dispositivo, dal protocollo e dalla popolazione studiata: non basta che una spazzola emetta luce rossa per poter attribuirle gli stessi risultati.
Fonte per approfondire: revisione sistematica sugli studi di fotobiomodulazione per l'alopecia.
In questa guida esaminiamo i principali esperimenti pubblicati, distinguendo i dati clinici dalla comunicazione commerciale. Non attribuiamo a Harvard percentuali o studi per i quali non esiste un riferimento bibliografico verificabile.
Che cosa significa fotobiomodulazione?
La fotobiomodulazione, chiamata anche terapia con luce a bassa intensità o LLLT, utilizza dispositivi laser o LED progettati per emettere specifiche lunghezze d'onda e quantità di energia. Nel campo della perdita dei capelli gli studi hanno valutato soprattutto la alopecia androgenetica, una condizione caratterizzata dalla progressiva miniaturizzazione follicolare. Questa condizione è diversa dalla rottura del fusto, dall'effluvium da stress o da una carenza di ferro.
Le lunghezze d'onda usate nei diversi esperimenti comprendono valori intorno a 630–660 nm, ma cambiano anche dose, potenza, copertura del cuoio capelluto, durata e frequenza delle sedute. La sola lunghezza d'onda non basta a definire l'equivalenza tra due dispositivi.
Tre studi clinici reali sulla luce per i capelli
Kim e colleghi, 2013: studio controllato di 24 settimane
In uno studio randomizzato, in doppio cieco e con dispositivo simulato, 40 persone con alopecia androgenetica sono state arruolate per valutare un casco che emetteva luce a 630, 650 e 660 nm. Dopo 24 settimane, il gruppo trattato ha mostrato un incremento della densità e del diametro medio dei capelli superiore al gruppo di controllo, senza eventi avversi gravi segnalati. I dati riguardano quello specifico dispositivo e protocollo, non tutte le spazzole LED.
Fonte: Kim et al., Dermatologic Surgery, 2013 (PubMed).
Fan e colleghi, 2018: confronto con luce simulata su 100 persone
Un altro esperimento randomizzato, con controllo simulato e confronto fra due aree del cuoio capelluto, ha coinvolto 100 pazienti con alopecia androgenetica per 24 settimane. La copertura capillare è migliorata maggiormente nelle aree trattate rispetto al controllo (14,2% contro 11,8%, secondo le misurazioni dello studio). Si tratta di una differenza misurata con un metodo specifico, non di una promessa di ricrescita del 14,2% valida per chiunque.
Lo studio è stato realizzato da un gruppo con affiliazioni universitarie a Taiwan: non è uno studio di Harvard del 2017 su 100 donne in 16 settimane.
Fonte: Fan et al., Dermatologic Surgery, 2018 (PubMed).
Studio multicentrico del 2020: casco a circa 655 nm
Una sperimentazione multicentrica randomizzata, in doppio cieco e con casco simulato, ha valutato 16 settimane di trattamento. Sono stati osservati miglioramenti della densità dei capelli e dello spessore misurato rispetto al controllo, utilizzando un dispositivo con laser e LED intorno ai 655 nm. Ancora una volta, il risultato vale per l'intervento specificamente testato, non per ogni apparecchio disponibile sul mercato.
Fonte: Studio randomizzato sul dispositivo a casco, 2020 (PubMed).
Che cosa possiamo concludere dagli studi?
Questi risultati sono incoraggianti per l'alopecia androgenetica ma richiedono cautela. I protocolli differiscono; diversi lavori coinvolgono campioni relativamente piccoli, durate limitate e dispositivi non sempre comparabili. Non è quindi corretto prendere una percentuale da un esperimento e usarla come beneficio previsto per qualunque persona o prodotto.
Inoltre, uno studio positivo su un casco non prova che una spazzola o un pettine abbia la stessa efficacia. La quantità di luce che raggiunge la cute e l'area effettivamente trattata possono cambiare molto. Le ricerche non forniscono prove altrettanto solide per ogni altra causa di caduta.
LED a 650 nm contro terapie dermatologiche
La fotobiomodulazione non deve essere presentata come automaticamente superiore o sostitutiva di trattamenti quali minoxidil e, nei pazienti per cui è indicata, finasteride. La scelta terapeutica dipende dalla diagnosi, dalle controindicazioni e dalle preferenze della persona e va discussa con un dermatologo. Se la perdita è improvvisa, interessa chiazze oppure si accompagna a infiammazione o sintomi sistemici, serve un inquadramento specifico.
In quanto tempo si possono osservare cambiamenti?
Gli studi clinici citati hanno valutato i risultati su intervalli di 16–24 settimane. Non è realistico aspettarsi conclusioni affidabili dopo pochi utilizzi. Un eventuale confronto dovrebbe utilizzare fotografie ripetute in condizioni coerenti e, se necessario, misure tricologiche effettuate da un professionista.
Sicurezza e limiti pratici
I dispositivi valutati nelle sperimentazioni sono stati generalmente ben tollerati, ma questo non equivale a sicurezza universale per qualsiasi apparecchio. È necessario rispettare le istruzioni del produttore e le eventuali precauzioni oculari; chi presenta fotosensibilità, patologie o assume farmaci che aumentano la sensibilità alla luce dovrebbe chiedere un parere sanitario prima dell'uso.
Come si collega tutto questo a LumiBrush?
LumiBrush combina una spazzola con funzionalità LED e aromaterapia nella routine quotidiana. Gli studi appena descritti non sono studi clinici su LumiBrush e non provano che questo specifico dispositivo induca ricrescita o riduca la caduta. Prima di formulare una promessa di efficacia servono caratteristiche tecniche documentate ed evidenze pertinenti al prodotto.